Something from…”no border no nation”

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“…generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano pernchè tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affitano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4,6,10. Parlano lingue incomprensibili. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che non riescono a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto, e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perchè poco attraenti e selvatici sia perchè è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o addirittura di attività criminali.” Leggi l’articolo completo

Something from… dreaming peace

collinablog 

Pomeriggio afoso, la polvere che svolazza nell’aria, il corpo sudato. Il sole vicinissimo ruba la debole brezza d’aria che cerca di contrastarne il rovente potere. La tensione si riflette ovunque.
Sono solo, davanti a una collina piena di voraggini. E non c’è nemmeno il classico arbusto dei tradizionali film western. Tutto fermo, immobile, bloccato, in attesa di un importante evento che ci si aspetta da un momento all’altro. Leggi l’articolo completo

Something from… a new year

scarpablog

L’anno scorso mi sono svegliato il primo gennaio con un pensiero forte nella mente: “da oggi va tutto benissimo”. Forse semplice casualità, ma è stato un bell’anno fino alla fine di agosto. Poi mi è crollato il mondo addosso. Quest’anno avevo deciso di fare lo stesso, ma non ha funzionato. Tutto come prima. Per mia fortuna ho scoperto che non è il pensiero di un giorno qualsiasi a cambiare il mondo, ma piuttosto il coraggio e la consapevolezza di esserne protagonista. E allora ricomincio ad essere me stesso, anche da queste righe. Cercando un parallelismo che conicidesse con questo periodo, mi sono ricordato di un articolo scritto da una mia amica conosciuta in Palestina: Majd. Una ragazza di 24 anni, con una carica idealista invidiabile. L’ha scritto esattamente un anno fa, ma è ancora così drammaticamente attuale. Leggi l’articolo completo

Something from… good bye

lake9

Troppe inquietudini e disillusioni mi portano, per il momento, a salutarvi e a mettere una pausa a questi miei pensieri.
Nel mio primo post avevo descritto questo spazio come l’intenzione di riporvi i miei pensieri spesso nascosti nei miei quaderni. Intento ambizioso, tanto che ora faccio fatica a scovarli tra i meandri della mia mente senza scontrarmi con le attuali inquietudini. Cercare di trascrivere quest’ultime in questo spazio risulterebbe noioso, o peggio potrei cominicare ad odiarvi tutti.
In alcuni momenti certe riflessioni è meglio che rimangano chiuse nella mia persona, accessibili solo a quelle poche persone che avranno il coraggio di bussare alla mia porta.
Aspetto di ritrovare un pezzo della mia serenità e fiducia prima di ricominciare a condividere le mie emozioni e le mie impressioni, chi mi conosce è certo che qualcosa combinerò in questo periodo. Incontrerò nelle mie strade lo stimolo giusto. Leggi l’articolo completo

Something from … il mio testamento

fiori

Non avrei mai voluto parlare di questo argomento che ora sembra diventato tutto ad un tratto così attuale. Hanno permesso di staccare le sonde delle macchine che tengono in semi-vita una persona in stato vegatativo da 16 anni. Accogliendo tra l’altro una sua specifica richiesta quando ancora in vita. Sì perchè non credo che la sua condizione attuale sia vita. Aggreditemi pure di questa affermazione se volete.
In quasi tutti i forum a cui partecipo si sono sprecate opinioni, critiche, giubilo. Tanto da schifarmi. Ma che avete da criticare? Quale motivo di gioia? Ma che opinioni potete dare? Dovreste avere solo l’accortezza di starvene in disparte, rispettosi della sofferenza di una persona, di un padre, di chi quella persona l’ha conosciuta veramente.
Le foto di questa ragazza si sprecano in tutti i quotidiani, di quando era sorridente. Prima dell’incidente. Leggi l’articolo completo

Something from 11-novembre-2008

vedi-cara
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po’ ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già

Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più capire.
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile spiegare,
è difficile capire se non hai capito già

Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d’ atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà…
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l’ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già…

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contenta della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà…
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già

“Ed io ti canterò questa canzone, uguale a tante altre che già ti cantai. Ignorala come hai ignorato le altre. Poi saran le ultime oramai”
Francesco Guccini

something from … una zingarata

 

zingarata

 

Nel film di Monicelli la zingarata era l’occasionale e ripetitiva impresa di cinque uomini, tartassati dalla normalità e dalla vita disgraziata, che per qualche giorno sfogavano la propria animalità vagabondando per i paesini della toscana scherzando e sbeffeggiando le malaugurate persone che incontravano. Una sorta di rivalsa dalle oppressioni della società moderna.Nella parte di vagabondaggio del termine, le zingarate abbiamo cominciato a farle non appena compiuti 18 anni, non appena avuta la possibilità di avere un mezzo di trasporto che ci desse una parvenza di anarchica libertà. Col passare del tempo, come nei film successivi, le persone si sono perse per strada, o forse adagiate nel normale vivere. L’ultima zingarata è stata “sfortunatamente” solitaria. Fosse anche per il motivo che Marco a differenza del “Necchi” non è ancora sposato e il bar non lo può mollare all’ultimo minuto come avrei voluto. Quattro amici incontrati per caso una mattina. Andrea che mi sveglia alle 9 di sabato. Con ancora evidenti i sintomi della mia sbornia della sera prima, in un quarto d’ora sono pronto per partire. Andiamo a vedere la partita di rugby. Non usciamo nemmeno dal paese che già abbiamo salutato la fidata barista con il primo bicchiere di vino. La mattinata trascorre così, tra bicchieri di vino e lattine di birra. Il pomeriggio non trascorre diversamente. Solo i sorrisi aumentano di intensità e i discorsi senza senso su pseudo relazioni di coppia. Mai parlare di donne da ubriachi. Appena dopo il tramonto si cerca di organizzare la serata, andiamo di qua, andiamo di là, alla fine tutti se ne tornano a casa barcollando. Rimango da solo nel parcheggio con una birra in mano e il casco nell’altra, con la paura di infilarlo in testa per non schiacciarla dai troppi pensieri. E’ così che nascono le zingarate, senza motivo, si accendono come una scintilla che scatena un incendio che non puoi fermare. Poco importa se stasera l’incendio lo devo domare da solo. Zingarata sia. Leggi l’articolo completo