Non avrei mai voluto parlare di questo argomento che ora sembra diventato tutto ad un tratto così attuale. Hanno permesso di staccare le sonde delle macchine che tengono in semi-vita una persona in stato vegatativo da 16 anni. Accogliendo tra l’altro una sua specifica richiesta quando ancora in vita. Sì perchè non credo che la sua condizione attuale sia vita. Aggreditemi pure di questa affermazione se volete.
In quasi tutti i forum a cui partecipo si sono sprecate opinioni, critiche, giubilo. Tanto da schifarmi. Ma che avete da criticare? Quale motivo di gioia? Ma che opinioni potete dare? Dovreste avere solo l’accortezza di starvene in disparte, rispettosi della sofferenza di una persona, di un padre, di chi quella persona l’ha conosciuta veramente.
Le foto di questa ragazza si sprecano in tutti i quotidiani, di quando era sorridente. Prima dell’incidente.
Sinceramente mi sono un po’ stancato delle vostre certezze, sia da una parte che dall’altra. E non ve le invidio per niente. Ma chi siete voi per parlare di una persona, di una famiglia, di un padre, di una sofferenza che nemmeno immaginate.
Ma a voi cosa cambia se questa ragazza viene costretta a rimane sdraiata a letto incoscente per i prossimi 50 anni o se viene sepolta domani? Provereste qualche emozione? La conoscete? Avete mai parlato con lei? con suo padre? con i suoi amici?
Se dovesse capitare a voi (e non ve lo auguro) siete liberi di stare e di costringere la vostra famiglia a tenervi in stato vegetativo finchè la medicina sarà in grado di farlo. Agli altri non posso dire che sono liberi di farsi staccare la spina perchè in questo stato purtroppo nessuno può permettersi di esporre un pensiero anticlericale. Per ora. Ma in ogni caso statevene zitti, in disparte, rispettosi delle scelte e delle sofferenze delle persone. Che tanto non le potete nemmeno immaginare e parlereste solo a vanvera.
Spero che finalmente lascino fare sta benedetta legge sul testamento biologico. Cosicchè i vari cattolici siano liberi di starsene sdraiati e incoscenti per anni, senza costringere anche gli altri a sottostare alle loro presunte verità.
Saremo liberi anche in questo stato delle banane di pensarla in maniera diverse l’uno dall’altro no?
Sinceramente mi schifate a parlare e scrivere continuamente il nome di questa persona come se fosse vostra sorella. Se proprio qualcuno deve parlare mi piacerebbe fosse qualcuno che è vicino a queste sofferenze. E se ne guardano bene dal farlo. Ci sarà pure un motivo no?
Condivido un pensiero di Leonardo, scritto parecchi mesi fa, magari qualcuno riesce pure a farci una riflesisone.
Il qui presente, nel pieno benché effimero possesso delle proprie dignitose facoltà mentali,
qualora un incidente o una patologia lo costringessero in un letto, assistito da costosi macchinari da cui dipenderebbe la sua vita, in uno stato d’incoscienza protratto per tre anni almeno,
chiede
– che non si dia risalto mediatico alla cosa: la gente nasce e muore tutti i giorni;
– che i politici restino a distanza: sarebbe un Paese migliore se le leggi non si facessero pensando sempre al caso particolare;
– che gli opinionisti si tengano le loro opinioni: grazie, ho già le mie (in particolare, sarebbe carino da parte di Giuliano Ferrara lasciarmi morire in pace, visto che è una vita che mi affligge con opinioni non richieste);
– che i cantanti facciano i cantanti. O vogliono dire una preghiera? Va bene, ma in silenzio, non in prima pagina.
– che i preti facciano i preti – che pensino cioè a consolare vedove e orfani, e non a inventarsi bislacche etiche pro-life che, per quanto ho potuto appurare, dal Vangelo non risultano. E io il Vangelo un po’ l’ho letto, Santi Padri. Comincia con un vecchio Santo che chiede di morire; prosegue con un uomo, figlio di Dio, che a un certo punto decide di morire. Proprio così: il padre gli lascia la libertà di scegliere, e lui decide. Quando un amico lo prende in disparte per dissuaderlo, lui gli risponde: Vade retro Satana. Non so se mi sono spiegato: Vade Retro Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. Pecco certo di superbia nel paragonare il mio piccolo sacrificio a quello del Figlio di Dio: lui doveva mondare tutti gli uomini dal peccato originale, io vorrei soltanto che i macchinari, il tempo, le risorse e l’affetto che si spendono sul mio caso disperato vengano rivolte ad altri malati, più bisognosi di affetto, risorse, tempo e macchinari. Ma la vita è un dono, l’unico che mi resta, e dei doni si dispone a piacimento. Capisco che dire di No a un dono possa essere interpretato come un segno di scortesia: il mio però più che un No è un Grazie, mi è piaciuto, ma in queste condizioni non mi va più, ne ho avuto abbastanza, datene piuttosto un po’ di più agli altri che ne hanno avuto meno.
– E quindi: che si stacchi la spina ai macchinari.
– Che si stacchi l’eventuale sondino che mi nutre. Qualora il dottore incaricato avesse difficoltà con la sua coscienza, chiuda gli occhi e faccia finta di toglierlo a Giovanni Paolo II.
– Che mi si somministri per favore qualche oppiaceo, nell’eventualità che pure nell’incoscienza io stia provando un po’ di dolore. Se non si può fa lo stesso, ma ho sempre pensato che prima di morire mi sarebbe piaciuto provare qualche sostanza da cui mi sono saggiamente tenuto lontano da giovane.
È tutto? Sì, direi che è tutto.
E se poi l’anno dopo si scopre la cura? Beh, mi stupirei del contrario. È la storia della mia vita, no?
http://leonardo.blogspot.com
“Ci fu data la lingua, sì, per parlare, ma anche i denti per tenerla assiepata.”
Carlo Dossi

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