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Something from…”no border no nation”

Giugno 15, 2009 · Lascia un Commento

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“…generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano pernchè tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affitano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4,6,10. Parlano lingue incomprensibili. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che non riescono a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto, e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perchè poco attraenti e selvatici sia perchè è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o addirittura di attività criminali.”Un inchiesta della Padania? Una relazione di qualche comune razzista? Un pezzo dell’ultima campagna elettorale? Un comizio senza parolaccie del (dis)onorevole neoeletto Borghezio? Un pezzettino della festa di Pontida di questo wend?
Potrebbe adattarsi a tutte queste ipotesi.
E’ semplicemente uno stralcio dell’Ispettorato per l’immigrazione del congresso americano sugli immigrati italiani. Data Ottobre 1912.

“[...]Alla fine dei primi anni 30 la risposta europea furono il nazismo e il fascismoé[...] L’altra conseguenza, ben più temibile, è quella politica perchè le situazioni di insicurezza sono le situazioni ideali per governi di destra : l’uomo forte che ti tranquillizza[...] La storia ci mostra che in situzioni di questo genere la reazione spesso non è la più razionale, cioè la ricerca di un ordine economico e sociale più robusto e più equo, ma l’affidarsi a un capo. E l’Italia ne sa qualcosa…”
Pensieri da un’intervista a Giorgio Lunghini. Professore di Economia Politica presso l’università di Pavia. Autore di scritti in tema di storia e critica delle teorie economiche, di teoria del valore, del capitale e della distribuzione, di teoria della crescita e della disoccupazione.
Una città Ottobre 2008

Parole che in questi giorni dovrebbero far riflettere Italia e Italiani.
Ricordando che stiamo ospitando come un onorevolissimo ospite uno dei peggiori terroristi, dittatore di uno stato in cui i diritti umani non sono minimamente rispettati.  Il cui unico pregio è quello di portare appesa alla folcloristica divisa  una foto di un anti-fascista.  E non capisco perchè questo Leone i giornali italiani lo continuino a chiamare semplicemente anti-italiano.

Vi invito a partecipare all’incontro che sitamo organizzando a Lashighera il 16 giugno, dove verrà proiettato:
“Come Un Uomo Sulla Terra”, un film di Riccardo Biadene, Andrea Segre, Dagmawi Yimer.
Dal 2003 Italia e Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti che arrivano dal mare. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perché tutti fingono di non saperlo? Dag, uno di questi uomini, ha raccolto le testimonianze dalla viva voce di chi ha vissuto in prima persona questa tragica esperienza.

A seguire “Raccontare la migrazione: tra storie individuali e rappresentazioni collettive”
Barbara Bertoncin, giornalista – Una Città
Danilo De Biasio, giornalista e direttore di Radio Popolare
Pietro Massarotto, presidente del Naga
Marco Rovelli, scrittore
Moderano l’incontro Lorenzo Valera e Paolo Cognetti della Scighera
LA SERATA ADERISCE ALLA CAMPAGNA “IO NON RESPINGO”

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.”
Art. 13 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Categorie: pace · politica
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