Avrei voluto descrivere in questa pagina le emozioni vissute in un campo profughi palestinese in Libano, le meravigliose persone conosciute in questi luoghi, le esperienze umane incontrate in questi giorni. Avrei voluto iniziare cosi’ la mia storia in Libano. Ma tutte le mie emozioni sono concentrate su quello che oggi si respira in una Beirut asseragliata. Qualcuno mi chiede una analisi politica di quello che sta succedendo qui… impossibile! E chi ci sta provando, anche le firme giornalistiche italiane piu’ importanti non ci stanno riuscendo, spesso le notizie nemmeno rispecchiano la realta’ di cronaca. Se qualcuno mi chiede cosa mi ha colpito di piu’ in questi giorni non ho dubbi nel dire che e’ la frammentarieta’ di notizie. Alla luce di questa piccolissima esperienza mi chiedo ora cosa veramente e’ successo in questi anni nel mondo se le informazioni che ho letto sono tutte come queste. Mi hanno ingannato e’ la risposta.
Non mi cimentero’ ad analizzare tutto questo, non sono capace, posso solo riportare la mia piccola realta’ non politica che nessuno racconta. La vita della gente, l’amico libanese che sta rinchiuso con me nella “zona sicura” che non riesce a dormire. Non per il rumore delle granate (quello non fa dormire me), ma per il pensiero che allo scoppio della miccia lui e’ qui, ma la famiglia vive nella zona di guerriglia. E non sono guerriglieri. Oggi e’ il suo compleanno.
Il tutto accade in maniera cosi’ repentina che ti ritrovi stonato, non ti rendi conto se sei sveglio o se sogni. Alle 2.00 di notte sono ancora a Jemmayze, la zona della Beirut by night, a bere l’ultimo hakra dopo la fine del concerto. Stiamo passengiando per la viuzze sognando di comprare la casa piu’ bella del quartiere dove trasferirci con gli amici. In piena notte siamo in giro per le strade di Beirut a scherzare con i soldati ai check-point perche’ non riusciamo a trovare l’aeroporto. “Welcome to Lebanon!”
Poche ore piu’ tardi, dopo l’ultimo abbraccio a Camilla che parte, devo attraversare un muro di fumo per uscire dall’eroporto, mi ritrovo con la mia macchinetta in mezzo a colonne di carroarmati. Mi fermano per strada pattuglie di soldati armati, camionette mi bloccano la strada, devo fare zig-zag in mezzo al filo spinato. Il panorama dal finestrino sono i fori dei cannoni puntati dei tank. E sono solo le 5 di mattina, poche ore prima su quella strada stavo ridendo scherzando e sognando. Giro ancora un po’ ma il panorama non cambia e me ne vado, torno al calore dei miei amici di Byblos, mi rifugio nella sicurezza di una semplice amicizia appena iniziata.
Rientro a Beirut il giorno dopo e faccio fatica a riconoscere il paesaggio. Le strade che fino al giorno prima percorrevo tranquillo sono barricate, tank e camionette bloccano le zone che devo attraversare, pietre e cumuli di cenere rendono difficile il passaggio. Sembra un film, o forse un video-game. Lo stesso che pochi giorni prima abbiamo inventato con fantasia mentre ci perdevamo per l’ennesima volta tra le strade di Beirut. 500 punti a check point… vi ho stracciati tutti, provate a battere il mio record ora!!! Credo di aver girato tutti i quartieri della citta’ prima di raggiungere la casa dei miei amici Italiani. Il quartiere sunnita, quello sciita, quello cristiano, avevo anche finalmente imparato la strada per l’aeroporto..adesso che l’hanno chiuso e non mi serve. Il pomeriggio trascorre tranquillo, ancora sono convinto di prendere l’ereo per tornare, con quella sensazione triste che si prova prima dei saluti a ridosso della partenza da una meravigliosa esperienza. Ma poi arrivano i politici alla televisione, parlano, bla bla bla bla, con l’unico risultato che dal secondo dopo in cui viene chiuso il collegamento video, cominciano i colpi di mitragliatrice, i botti delle granate. Le persone probabilmente per autodifesa insistono nel mantenere una forma di normalita’. In ufficio Francesco spiega al nuovo assunto libanese le procedure burocratiche dell’amministrazione italiana (povero lui!!!), con lo sfondo audio dei colpi di granate, imprecando perche’ gli disturbano il lavoro. Sara’ un sottofondo musicale, quello delle armi, che mi accompagnera’ per tutta la sera e la notte.
Non e’ paura quella che si prova, forse sbigottimento, come tutto puo’ radicalmente cambiare nel giro di poche ore. Tutto viene mitigato da una cena con un gruppo di italiani. Come solo noi sappiamo fare, davanti a un piatto di pasta e un bicchiere di vino si riesce a sdrammatizzare qualsiasi cosa. Se poi il gruppo e’ compostao da napoletani e palermitani il tutto e’ ancora piu’ facile. Stiamo seduti sulla terrazza con i piedi sul cornicione a commentare i botti piu’ belli, come si fa con i fuochi d’artificio. Potra’ sembrare stupido, ma ci ha fatto stare bene, ha creato quell’alone di calore che mi proteggeva. Forse per questo siamo stati a chiaccherare fino a quando gli occhi non riuscivano piu’ a stare aperti. Ho pure cercato di spiegare l’evoluzione delle tecnologie telecomunicative, sempre tra una granata e l’altra. Avevo imparato la tecnica di Francesco!
Sdraiato sul letto i colpi sembravano essere piu’ forti, le mitragliate piu’ lunghe. Probabilmente la solitudine del sacco a pelo enfatizzava tutto quello che mi circondava. Cercavo il ricordo degli abbracci delle persone che amo. Non mi accorgo nemmeno che stava cominicando un temporale. Tanto non sono capace di distinguere quali colpi arrivano dalle forze armate e quali semplicemente dalle forze della natura. E’ comunque un buon segno, notoriamente ai libanesi non piace combattere con la pioggia. Ehh mica sono alpini loro!
Mi risveglio la mattina sereno, non piu’ uno sparo. Infatti piove!
Giro un po’ per le strade sotto la pioggia, ascoltando le imprecazioni delle persone che ho conosciuto qualche giorno prima nei negozietti del quartiere. Ovunque c’e’ una televisione accesa, e a qualsiasi politico appaia le parolacce si moltiplicano. Michelle nel suo negozietto di 5 metri quadrati, che contiene la stessa quantita’ di merce dell’esselunga, e’ quello piu’ incazzato di tutti. Ognuno da’ una sua versione analitica/politica di quello che succede, e ovviamente ognuno ha la sua piu’ o meno fantastica. L’unica cosa concreta e’ che rispetto al pomeriggio precedente i limoni sono triplicati di prezzo, e a Baalbek gia’ il pane non si trova piu’.
Immaginate che due giorni fa eravamo in quel villaggio e passegiando tra il suk ci ha fermato un vecchio signore libanese laurato all’accademia delle belle arti di Roma. Voleva invitarci a bere un caffe’ nel suo negozio di spezie, ci ha parlato del mondo che ha visitato, del padre che lavorava in vaticano, persone semplici, accoglienti. Ora non hanno il pane. E probabilmente non sanno nemmno il perche’.
“THIS IS BEIRUT MY FRIEND. YOU CAN NOT UNDERSTAND IT. YOU CAN ONLY LOVE IT” Dina.
Tra qualche ora vado ad una concentrazione indetta dal Permanent Peace Movement in cui si leggera’ un comunicato per il ripudio della violenza.
7 risposte finora ↓
Camilla // Maggio 10, 2008 a 7:04 pm |
Aspettavo notizie e sono arrivate.
In questi giorni leggendo i giornali capivo poco meno che niente. Come sempre presenti i cosiddetti massimi sistemi, ma nessuno che riportasse le notizie semplici, quello che succede alla gente. Grazie Luca per le tue notizie… E se l’amico libanese è Bilal, salutamelo tanto e fagli gli auguri da parte mia… Saluti pure a Francesco, Teo e Bea.
Ho avuto notizie da Burj al Chamali. Al campo pare sia tutto tranquillo. Tu li hai sentiti?
Ieri avevo nostalgia. Ho passato tutta la sera fumando il narghilé. Mi manca il Libano.
And about Beirut… I think that I can do nothing else than love it.
Giacomo // Maggio 10, 2008 a 7:16 pm |
Sono due giorni che vago tra rainews 24, corriere, repubblica, cnn e al jazeera, ma solo nei brevi spezzoni di telefonate, negli sms e in questo blog credo di aver letto e sentito qualcosa di autentico. Ti aspetto (e aspettiamo credo) per sentire dal vivo tutto e poi, magari tra un po’ tornare tutti assieme.
La nostalgia è comune e in effetti anche un senso di inutilità.
Grande Luca…spero sarò come te quando avrò la tua età :-p
Giacomo
baccobar // Maggio 11, 2008 a 12:49 am |
Ciao CAMI! Si’ era Bilal che compiva gli anni, non ha voluto dircelo se non alla sera. Erano occhi strani i suoi quel giorno. E’ da ieri che non lo vedo, la situazione ora sta tornando tranquilla e sono certo che e’ contento di essere a casa dai suoi. Al campo la situazione e’ tranquilla, anche se la risposta comune e’ una sensazione di attesa. anche se non sanno dire di che cosa. o forse non lo vogliono semplicemente dire.
Giacomo, mi lusinghi troppo. se rientro per il 2 giugno saro’ contentissimo di raccontarvi tutti gli strani aneddoti di questi giorni
camilla // Maggio 12, 2008 a 10:36 am |
caro luca, come vanno le cose? è vero che la situazione si è calmata?
inutile dire che vorrei essere ancora in libano !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
se senti gli amici di burj el chamali, me li saluti tutti?
intanto, continuo a pensare al progetto per UPP. se c’è qualche novità fammi sapere…
un abbraccio
cami
aida // Maggio 21, 2008 a 4:43 pm |
HI EVERY BODY
I AM REALLY HAPPY TO SEE THIS WEBSITE THAT TALK ABOUT LEBANON AND I LIKE THE COMMENDS ON IT ESPECIALLY FROM
Giacomo AND camilla AND THE ASKING OF LUCA
camilla // Maggio 27, 2008 a 3:33 pm |
aida,
non dirmi che capisci l’italiano e non ce l’avevi detto!!!!!
can you explain to me how you understood our posts??????!!!?
I miss you very very much!
Cami
aida // Maggio 28, 2008 a 5:10 pm |
hi cami
i want to answer your question about how could i understand the post ?/
so but you remember that when you were at lebanon you teach me something in italian language and i like it very much so tell my friend that and he give to me the name of awebsite that
translate every thing to any language you want
so i understand something and something no but at all i like it cause you and loca and gicamo write on this website ….
i really miss you and all the italian group and i want to repeat this experience with you and i like the vedio clip that you do it .
and i want to play any rule again? if you want?
we are not so far cause you are in my heart as marria say
keep dreaming most dreams come true ( my saying)
take care (kisses to you )
aida