Da un pacifico wend tra le colline astigiane, immersi in un paesaggio meravigioso che ha ispirato le nostre menti. Aiutati dal dio Bacco e da una chitarra è nata una canzone che dalla cima di questo colle vuole virtualmente arrivare al colle dove dal confine sbagliato stavamo osservando le case di chi ne tiene ancora le chiave in tasca ma non può aprirne la porta.
Per il momento lascio solo il testo, appena registrata la pubblico in rete.

”Lo vedi quell’uccello? Luoi può passare il confine e fermarsi sopra casa mia”
Rula
padroni a casa nostra
con arroganza e con la forza
con in tasca l’opinione di chi ha perso la ragione
portantini di una storia
che ha sconfitto la memoria
padroni a casa nostra senza cercare una risposta
signori di un destino che non guarda più al mattino
nello sguardo insofferente di un bambino tra la gente
TIENI LA CHIAVE PRENDI LA CHIAVE
CHIUDI LA PORTA SE TI IMPORTA
DI RITORNARE IN QUELLA TERRA
E IN QUEI MOMENTI SENZA GUERRA
padroni a casa nostra
falsi diritti per gli sconfitti
nel pianto di un altare
accendi una candela nella nakba alla sera
c’è chi giura c’è chi spera
nella nakba alla sera
PRENDI LA CHIAVE DAMMI LA CHIAVE
APRI LA PORTA SE TI IMPORTA
DI RITORNARE NELLA TUA CASA
CHE E’ STATA PRESA
CHE E’ STATA INVASA