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Voce marcata come ‘No dal Molin’

Something from No Dal Molin

Ottobre 6, 2008 · Lascia un Commento

Difficile trovare informazioni relative alla consultazione popolare “non autorizzata” avvenuta ieri a Vicenza riguardo l’intenzione di destinare una nuova area per una nuova caserma americana. Tanto risalto ha avuto la decisione del cosiglio di stato di non autorizzare un referendum, e così poco la notizia di quello che effettivamente sta accadendo.
I giornali ignorano (o sono costretti a farlo) la non volontà dei vicentini di destinare un’area verde a ridosso del centro per una caserma militare. Una caserma americana operativa. (continua…)

Categorie: No dal Molin · politica
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Something from Vicenza

Giugno 20, 2008 · 2 Commenti

 

 (ANSA) VICENZA, 20 GIU – Non ci sara’ l’ampliamento della base Usa di Vicenza per decisione del Tar del Veneto che ha accolto il ricorso del Codacons. Secondo il tribunale, riferisce il Codacons, e’ mancata la consultazione della popolazione interessata, il bando di gara e’ illegittimo e non ci sono documenti sull’atto di consenso del Governo italiano a quello Usa, espresso solo verbalmente. Il Tar rileva che ci sono ‘altri profili di illegittimita’ alla luce della normativa europea e nazionale’.

 C’era un timido sole invernale quel sabato mattina, quando ci siamo incontrati nel ristorante di Marco per il primo caffè. Un momento come tanti vissuti in quel bar, da quando avevamo 15 anni. Era il punto di incontro e partenza per le scorribande dei fine settimana “da eroi”. “. Questa volta era un po’ diversa, almeno nelle motivazioni, non certo nelle eroiche scorribande.

Io arrivavo da Milano, Filippo da Londra, vecchi amici di innumerevoli avventure questa volta si incontravano per un’idea comune. Era il 15 dicembre 2007 ed era LA Manifestazione “no dal molin”. Tutti e tre avevamo motivi diversi per sentire particolarmente questo momento. Per me, che da qualche anno vivo a Milano e già avevo vissuto altre manifestazioni, questa era LA Manifestazione. Il poter urlare la mia voce a casa mia, nella mia terra. A 30 anni non ho memoria di manifestazioni “importanti” in questa roccaforte bianca. Per Marco era la prima manifestazione, fiero vicentino voleva dare il suo contributo. Filippo non lo so cosa lo spingesse, ma tutti eravamo mossi da quel tipico campanilismo veneto, profonda convinzione che quel pezzettino di terra dell’italia ci è stato affidato, e gli abitanti ne sono i guerrieri che lo dovevano difendere. Il veneto difficilmente si mette in discussioni per casuse o ideali, ma toccagli il fazzoletto di terra e non sai cosa puoi scatenare.

Marco chiude il bar, saliamo in macchina e per evitare il traffico scegliamo la via tramite i colli berici, dietro casa nostra. Sali-scendi in mezzo a boschi e campi ancora freddi ci fa apprezzare ancora di più la bellezza dei luoghi delle nostre tradizioni. Le varie tappe tra i bar nascosti dei piccoli paesini erano d’obbligo. Anche la vecchietta più conservatrice dietro il bancone sparlava della base e della “terra che ci vogliono rubare”. Che non c’erano i comunisti in piazza quel sabato. A Vicenza non è pensabile. Non ci sono.

Da giorni qualsiasi mezzo mediatico era stato usato per annuciare scontri che si presumeva (quasi con certezza) ci sarebbero stati. Ma conosco bene la mia terra e la gente, agli scontri preferiscono i bicchieri di vino. E l’intero esercito che era stato dispiegato via terra e aria serviva solo come macabro infiltrato tra una colorata massa di gente che passeggiava per Vicenza.  Anche i centri sociali più antagonisti e burrascosi hanno dovuto quietarsi di fronte a questo palcoscenico.

Come tutte le volte che si passa da Vicenza, andiamo a sederci nel muretto di Monte Berico, per guardare la “grande città” dall’alto, e scendendo incontriamo i primi manifestanti, i centri sociali di Firenze e di Roma, uomini di 50 anni, che con tante manifestazioni alle spalle ci tengono a volerci accompagnare anche oggi. Siamo molto in anticipo, e possiamo permetterci di sballottarci tra un bar e l’altro, accerchiati da una sempre più elettrizzante aria di festa.

Arriva il corteo, arriva la gente. Ragazzi, ragazze, donne, uomini, anziani, bambini, biciclette, famiglie con il passeggino. Tutti con slogan scritte sulle bandiera in dialetto vicentino, con tono ironico e beffardo come da buona tradizione veneta. ……..”MERICANI VE MOEMO DRIO I CANI”.

La giornata è lunga, il corteo infinito. Ovunque veniamo fotografati, tre omoni con la parrucca colorata in testa non passano inosservati. Ovunque è un’esplosione di colori e rumori che di solito non appartengono a questa città.

Torniamo a casa la sera stanchi e ubriachi. Di vino, di risate, di strette di mano, di canzoni e di slogan. Ci chiediamo se il 15 dicembre 2007 sia stato una bella “baraccata” da ricordare o se possa essere servito a far sentire la voce della gente della strada sopra a quella di chi la impone nei microfoni dei “salottini”.

Oggi ho avuto la mia risposta.

 

 

“Voce di Popolo, Voce di dio”

Virgilio

 

 

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