Sono stati giorni divertenti, al parco insieme con i bambini sorridenti e urlanti, un fine settimana stancante, ma allo stesso tempo sereno e pacifico. Tra una salamella una tigella e tanti bicchieri di vino ci si sprecava a lanciare sorrisi e abbracci. Il sole brillava e ogni momento era l’occasione per incontrare gli occhi di una nuova persona. Nessuno poteva immaginare il baratro che si stava aprendo nel successivo lunedì di pioggia. L’attesa per il pomeriggio era tesa, ma allegra. Arriva il fatidico momento: ore 15.01………..cominciano a mancare le parole. Il risultato era aspettato ma ancora un barlume teneva accesa la speranza degli inguaribili ottimisti. Persa una speranza, l’inguaribile ottimista ne trova subito un’altra, speriamo in una rimonta, almeno in un pareggio, alla fine gli italiani non sono tutti così stupidi. Arrivo dalla campagna, gente che vive di sudore, conosco il contadino dalla scarpa grossa e il cervello fino, che si fa abbindolare da qualsiasi stupidaggine, ma ora che ho conosciuto la vita delle città, che si confrontano con il mondo intero sono certo che la maggior parte delle persone è intelligente. Alle 17.00 mi rendo conto che sono ottimista anche in questa affermazione. Probabilmente il cervello anestetizzato da troppa televisione si è reso più stupido anche di quello fino del contadino. Riscopro la mia italia, il mio caro paese, per il quali i miei nonnni hanno dato la vita, per il quale mio padre ha dato i suoi anni e la sua idea spaccandosi la schiena, la riscopro sprofondata, drammaticamente ed inequivocabilmente. Mi sento confuso, aggressivo e confuso. Passo la notte senza dormire, mai mi sarei aspettato di versare una lacrima per una politica che a conti fatti non se la merita. Ma sono i sogni e le speranze che meritavano quel “dolore”, I sogni che il mio paese potesse entrare a far parte di quel mondo in nuovo, aperto, in cui la gente guarda avanti, con difficoltà, ma comunque sa guardare avanti. Noi abbiamo deciso di fermarci. Abbiamo deciso che le migliorie sociali non sono importanti. Noi che coltiviamo nei nostri orti i criminali mafiosi più efferati e li esportiamo in tutto il mondo, (siamo i primi esportatori di mafia e camorra!) ci preoccupiamo che non ci siano stranieri cattivi che percorrano le nostre strade. Forse abbiamo paura che possano fare concorrenza ai nostri mafiosi nostrani. Gli esempi contraddittori ai quali ho pensato tutta questa notte sono innumerevoli, questo era il più simpatico. Mi sento in un pase fondamentalista, mi sento che la gente voglia essere chiusa a tutto quello che può essere più futuro, più ideale. E la cosa triste e amara, è che si festeggia pure, questo farsi rinchiudere. Mi spiace Italia, mi spiace per quello che ti stiamo facendo, mi spiace per l’affetto che non ti sappiamo dare. Il mondo cresce, avanza, la società del mondo avanza, scopre nuovi principi, nuovi ideali, noi no. In alcuni paesi europeri non si parla gìà più di società multiculturale, ma di interculturale. Concetto che nel dizionario da noi nemmeno esiste. Significa che hanno passato il modello di concepire una società in cui viva nella stessa strada più di una cultura, già quello l’hanno cominciato anni fa. Ora esprimono il concetto in cui in una società ci possano essere più culture che interagiscono l’un l’altra. La nostra visione ora è quella invece di chiuderci, di proteggerci da chissà quale fantomatico opressore. Mi ricorda un po’ la tesi dei paesi fondamentalisti. Vorrei la mia Italia all’avanguardia nella società, in cui i modelli di vita siano di confronto, con il vicino di casa e con l’extracomunitario dell’altra strada, in cui non ti devi mettere un ettichetta per essere considerato padre o madre, in cui non ti devi fare toccare da qualche santo per essere parte della società, in cui si possa essere semplicemente e orgogliosamente persone. Mi spiace Italia. Qualcuno ti ha salutato in questi giorni con una canzone: “the sound of silence”
http://it.youtube.com/watch?v=8Kd8xp86reY&feature=related
E qualcuno ha pure detto che non è certo il silenzio privo di parole. E l’ottimista incassa, si nasconde ma si rialza e comincia a camminare.
“MUOVIAMOCI IN LUOGHI DOVE TUTTO PUO’ COMININCIARE”
-Costanza-